domenica 31 gennaio 2016

Venice Beach e la bora

California?  The sunny state, giusto?
Beh...oggi è...diverso.
Ho dormito bene, a lungo, pesantemente. Mi sveglio, guardo fuori dalla finestra del mio appartamento da ricconi della 1st street in downtown LA. Cielo grigio,  pioviggina un pochino, nuvole corrono veloci riflettendosi sulle superfici a specchio dei grattacieli circostanti.
In piedi, doccia, vestiti. Necessito caffè. Ho una cucina completa a disposizione ma non ho ancora acquistato cibarie. Esco assonnato in cerca di caffeina. In zona non mancano Starbucks e caffè vari.
Scendo,  saluto il guardiano in lobby, esco e sotto una pioggia sottile mi incammino.
La vista è sempre notevole. La Disney concert hall, follemente quasi accartocciata, cattura sempre lo sguardo. Mi perdo a far foto. Una mostra vicina attira visitatori a frotte. Una lunga fila si perde dietro l'angolo. All'altro lato della strada il teatro dell'opera, grigio di nudo cemento austero tanto da farmi pensare alla ddr. Nessuno lì. Parè passerà Domingo in un paio di mesi.
Mi incammino verso il mercato coperto, conto di far colazione lì passando prima a spiare un piccolo tram che avevo notato ieri. Un tram modello primo 900 che corre a cremagliera su di un tratto in salita dal mercato alla base dei grattacieli. 30 metri netti. Forse meno. Per una pendenza tipo...monte berico. Mistero. Ma è carino, mi ricorda quello di Budapest.
Ma il tempo mi frega. La pioggia aumenta. Inizialmente mi piace. Ho la giacca di pelle e il cappuccio. Quando piove le grandi città diventano silenziose, lucide, l'aria più pulita. È bello camminarci attraverso.
Ma io sono io. Ho sempre fortuna.
La pioggia aumenta, spilli di acqua fredda cadono a milioni, veloci, il vento si fa forte e mi schizza quasi fossi sotto una cascata. Cerco riparo sotto un grattacielo dove scorgo una caffetteria. Andando in quella direzione passo per la stazioncina (chiusa) di arrivo della piccola cremagliera. Bella. Economica. Al riparo. Ma chiusa. Ok. Caffetteria allora. Chiusa.
Sono oramai fradicio. Tanto vale tornare a casa, cambiarmi, scegliere un'altra metà. Sguazzo nei calzoni bagnati in direzione casa mentre capanelli di giapponesi lentissimi cercano di rendere la mia fuga sconfitta ancora più patetica. Arrivo al palazzo in condizioni oggettivamente risibili ma in lobby riescono a trattenersi.
Salgo, mi cambio,  esco.
Ok....piove....ma non importa. Prenderò l'ombrello, l'auto e un felpino.
Prendo l'auto e vado a Venice. Storica spiaggia di surfisti, hippies e surfisti hippy. Una sosta per il caffè è doverosa.
Il tempo peggiora ancora. Vento forte,pioggia fitta e sottile.
Parcheggio praticamente alla spiaggia,  non c'è quasi nessuno. Bella zona di case basse e palme. Molte palme a LA. Alte, anche 10 o 15 metri, ciuffi di foglie sulla cima,  lunghi tronchi sottili, datteri caduti che punteggiano l'erba attorno. Il vento ne trasporta le grandi foglie secche un po' dappertutto. Le strade sono invase da queste lunghe e sfilacciate foglie strappate dal vento forte. A Venice,  sul lungomare, i negozi son quasi tutti chiusi. I pochi aperti appaiono disorientati. Un tempo del genere è più che raro qui. Passegio un'oretta letteralmente spinto dal vento. È quasi una bora che ti porta avanti con forza decisa e costante. La spiaggia è enorme,  saranno 40 o 50 metri prima del mare. Il vento soffia la sabbia e la fa mulinare. Gabbiani grossi come tacchini, alcuni bianchi altri tendenti al marrone/beige, occupano i parcheggi,  incapaci di volare. Il vento li spinge anche a terra e per bilanciarsi si ritrovano a camminare lateralmente come grossi e goffi granchi. Espressioni fra l'incazzamento e lo sdegnato. Mi guardano come a voler dire 'se secondo te faccio ridere qui a terra, vorrei vedere te a volare'.
Venice è famosa anche perché era come una casa per i Doors ma tutto quel che trovo ewun murales di Jim e qualche t-shirt.
La spiaggia è molto bella è dà l'aria di essere sempre affollata....a parte oggi. I negozi percorrono tutto il lungomare.  Ce ne sono di tre tipi: skate&surf, articoli per fumatori di ganja, cazzate. E spesso tutte tre le cose assieme. Spiccano ogni tanto posti dice leggono la mano e negozietti ammiccanti dove 'dottori' rilasciano certificati per la marijuana terapeutica.
Cammino un bel po' ma il vento è troppo...troppo. Mi rifugio a mangiare tacos. Primo tacos della mia vita. Gamberi.  Ottimo.
Prima di passare per casa mi fermo a un Walmart. Mi servono cavi per caricare il telefono in macchina e spero di assistere allo spettacolo della desolazione umana chr risaputamente Walmart offre. Se non sapete a cosa mi riferisco cercate 'people of Walmart' su Google.
Ahimè non è il circo che mi aspettavo. È enorme,  quello sì,  e vende di tutto. Ci sono 15 corsie solo dedicate all'imminente San Valentino,  per dure. Ho trovato però un bidone da 7kg di patatine al formaggio in offerta fra la sezione divani e quella tv





















3 commenti: